L’incontro dello scorso 23 ottobre ha visto il Gruppo di lettura dibattere sul libro di Furio Scarpelli Cuore di mafioso, scritto nel 1994 dal grande sceneggiatore ma solo ora edito da Sellerio con una postfazione del figlio Giacomo. Immediata è stata l’osservazione, da parte di tutti ma solo da alcuni considerata negativa, che il libro è palesemente la scrittura di un’idea cinematografica. Così come a qualcuno è apparso troppo snello il volumetto, anche se ai più questa snellezza non è dispiaciuta.
La vicenda prende avvio da un banale scambio di persona. Ma la trovata non è poi così banale se utilizza un fatale incidente di moto per consentire al vicecommissario della DIA Alberto Bandini di entrare nel covo del boss mafioso Saverio Sparaciano, che lo ha scambiato per il nipote Luca, che non conosce perché vive da sempre a Milano, e medita di far fare grazie a lui un salto di qualità all’organizzazione di cui aspira a divenire il nuovo capo.
I personaggi che entrano nella vicenda sono tutti ben delineati, seppure talora non più che accennati, popolando la casa-bunker del boss con macchiette e melanzane ma rappresentando comunque, anche attraverso il sorriso che provocano, l’aspetto spietato e crudele di una mafia che si serve della violenza e della sopraffazione per comandare, dominare, sfruttare.
La lettura è veloce e agevole, si cerca di arrivare prima possibile alla soluzione della vicenda e in questo si vede l’abilità dell’autore che con la ditta Age & Scarpelli ci ha regalato film indimenticabili come I soliti ignoti, L’armata Brancaleone, Sedotta e abbandonata, La terrazza e tanti altri. Non dimentichiamo che ha ricevuto tre nomination agli Oscar, l’ultima delle quali per il film Il postino.
A conferma della vocazione cinematografica della vicenda raccontata, il libro è arricchito dai disegni di alcuni dei personaggi realizzati da Scarpelli. Questa passione per l’illustrazione, ereditata dal padre, ci riporta alle sue origini come disegnatore satirico all’epoca della collaborazione al Marc’Aurelio.
Al di là dello svolgersi della vicenda e della sua conclusione, alcuni aspetti sono stati richiamati dai componenti il Gruppo, con riferimento in particolare alla figura del boss Saverio.
Innanzi tutto la sua aspirazione a cambiare le modalità di gestione dell’organizzazione, con minore enfasi sulla violenza e promuovendo l’utilizzo dell’informatica e l’orientamento alla finanza. Tendenze queste ultime che del resto negli anni in cui il libro fu scritto stavano entrando a far parte delle logiche della mafia.
La propensione di Saverio a confidare al presunto nipote debolezze e incertezze e il parallelo ricorso alle pseudo sedute analitiche con il medico di famiglia dottor Pimpo Niscemi, se da un lato possono far pensare ad un possibile travaglio di coscienza da parte di alcuni mafiosi, dall’altro riportano a future similari umoristiche patologie come nel film Terapia e pallottole. A un certo punto ad Alberto/Luca sembra che il boss possa essere sul punto di pentirsi, ma Saverio lo delude dichiarandosi semmai “ripudiatore di mafia”.
E ancora: Saverio ha un linguaggio quasi farsesco, anche quando con il nipote o con gli altri suoi accoliti tratta argomenti che non lo sono per nulla. Questo aspetto è stato riportato alle vicende che proprio negli anni in cui Scarpelli scriveva avevano segnato la storia della mafia e dell’Italia. Sono del 1992 le stragi dei giudici Falcone e Borsellino e dei componenti delle loro scorte, sono del 1993 gli attentati mafiosi che colpirono via dei Georgofili a Firenze, via Palestro a Milano e San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Il tutto a base di tritolo, e non sembra un caso che Scarpelli nel libro faccia evocare al fratello del boss Miccio un metodo “Basiricò” che nel finale si rivelerà appunto a base di tritolo. Pure del 1993 è l’arresto del latitante Totò Riina: basta ascoltare i brani trasmessi in televisione delle dichiarazioni rilasciate dal Capo dei Capi per rendersi conto che il linguaggio attribuito da Scarpelli al boss Saverio non è per nulla una trovata comica.
A proposito di linguaggio, la satira dell’autore non risparmia neppure lo Stato e i suoi rappresentanti, se pensiamo ai rapporti della DIA che costellano il libro con le loro espressioni ridicolmente e inconcludentemente in “burocratese”.
In conclusione ci sembra che di mafia e di mafiosi si possa parlare anche sorridendo, senza trattarne per forza in maniera angosciosamente seria, ma senza rischiare di farne l’apologia, anzi condannandone metodi e azioni e facendoci comunque riflettere sull’orrore di questa associazione a delinquere. Come del resto il nostro autore aveva già fatto con il film Mafioso con Alberto Sordi.

  • CUORE DI MAFIOSO, di Furio Scarpelli
    Sellerio, 2025
    ISBN 9788838948527, p. 184, € 13

 

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