Henry James (New York, 15 aprile 1843 – Londra, 28 febbraio 1916) è stato uno scrittore e critico letterario statunitense naturalizzato britannico, noto per i suoi romanzi e i suoi racconti sul tema della coscienza e della moralità. 

I romanzi di Henry James e le loro interpretazioni.
In questo articolo vorrei citare in particolare due titoli da cui sono stati tratti dei film: “Il giro di vite”, innanzitutto, e “Le Bostoniane”.

 “Il giro di vite” è un racconto di fantasmi che ha ispirato l’omonima opera musicale di Benjamin Britten, il film “The Innocent’s” di Jack Clayton (1961), da noi conosciuto come “Suspense”, e un brano di Kate Bush ispirato al film, “The Infant Kiss”.

La particolarità del racconto sta nel fatto che nulla si sa dell’Io narrante, ovvero dell’istitutrice a cui è stata affidata dallo zio di due bambini, la loro educazione: è una donna, “una voce”, (di cui non conosciamo il nome) che riferisce una situazione psicologica venutasi a creare nel rapporto con i due bambini. L’istitutrice è ossessionata dalla possibilità che Miles e Flora siano posseduti dai fantasmi di un domestico e di un’istitutrice morti precedentemente. I fatti però procedono normalmente, e la lettura distorta (o forse no) della realtà, è frutto delle visioni e delle sensazioni dell’istitutrice. Nulla viene detto di più. Ma la cosa più interessante è che tutto ciò potrebbe non essere mai accaduto, perché non solo la donna che racconta non ha identità, ma anche colui che a monte narra di questa donna è anonimo. Tutto è ambiguo, tutto è vano, tutto è nulla.

Henry James è stato molto rappresentato al cinema, ma spesso l’interpretazione che ne è stata data dei suoi racconti ha un risvolto sessuale. Ad esempio nel film di Jack Clayton (e conseguentemente nel brano “The Infant Kiss” di Kate Bush) la governante si sente attratta dal bambino perché dietro di lui si nasconde il domestico morto. Nel libro però non si parla di nessuna attrazione, semplicemente di una “situazione psicologica anormale” in cui la donna viene a poco a poco inghiottita.

Faccio un altro esempio, per chiarire meglio. Nelle “Bostoniane” l’amicizia tra le due protagoniste è fatta di potere e di sudditanza che nulla hanno a che vedere con l’erotismo (come nel film di Ivory, “I Bostoniani”). Nei libri di James non c’è spazio per il racconto psicoanalitico, semmai per uno studio psicologico dei personaggi e per le situazioni e relazioni che si vengono a creare. Anche la violenza è sempre psicologica, mai fisica, mai palpabile. Il lettore ha sempre l’impressione che tutto ciò che viene raccontato non possa essere realmente accaduto o per lo meno ciò che arriva a noi sia una testimonianza già sottoposta a molteplici revisioni e passata per più voci. E in fondo, il buon James non ha tutti i torti: possiamo arrestarci al fenomeno che è sempre viziato dalle nostre interpretazioni, ma non arriveremo mai a conoscere la realtà come è in se stessa

L’articolo è di M.S.,  scritto per il Blue Room.

  • IL GIRO DI VITE, Ed. Feltrinelli 2017
  • LE BOSTONIANE, Ed Feltrinelli 2021

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